A Bivigliano con Renato Simoni su l'Oltrarno

Bivigliano

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Novità:

Un particolare ringraziamento al Circolo Arci di Bivigliano che ci ha ospitato e a tutti voi che siete interventuti all' Evento:

GALLERIA OLTRARNO - 01 Novembre 2007, Bivigliano

A) Esposizione Pittori: Dei Gabriella, Franceschetti Antonio, Rossi Giulia e Chiesi Paola, Sebestyèn Ani, Sossio Settembre, Somma Silvana, Vitaliano Studio d' Arte.

B) Colazione

C) Evento: Proiezione Foto di Renato Simoni e Stefano Amantini commentate da Aldo Amantini. Letture di Flavio Godi, Innocenti Fabio e Gasparrini Adriano. Poesia di Roberto Mosi. Racconti di Lando Santoni, Paola Chiesi. Contributo Fotografico di Anita DiGregorio. Aforisma di Anna Corallo

 

Simoni Renato: Passeggiata in Oltrarno (Proiezione Foto _________________________________________________________________________________________

- Da "I' Grillo canterino" "Gano il duro di Sanfrediano"                                     

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Flavio Godi  e Adriano Gasparrini in da "Bisogna abbattere questa Firenze!" da "La Nazione" 1884 di Giulio Piccini (Iarro)

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Mosi Roberto: Poesia "Giorno di Mercato" dalla Raccolta "Dalla Finestra" 2007.

 

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- Rossi Giulia:

 Presentazione Acquarello Vedi Galleria Oltrarno

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- Da "I' Grillo canterino" "La sora Alvara"                                     

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Innocenti Fabio

Legge da "Le ragazze di Sanfrediano" romanzo di Vasco Pratolini

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Amantini Aldo presenta le Foto di Stefano Amantini del nonno Trippaio di S. Frediano

Vedi “Un trippaio gentiluomo”

(Testo, Aldo Amantini – foto, Stefano Amantini)

Un ricordo che mi lega all’infanzia e ad un  luogo dell’oltrarno è quello della figura di mio nonno materno, che, per i modi  riservati,    definirei  “un trippaio gentiluomo”.

 Per oltre 50 aa. ha tenuto un banco o meglio un barroccio di trippa in piazza   Frescobaldi.

Negli anni ’70 è stato il trippaio più anziano in attività.

Non aveva fornelli di cottura , vendeva solo  trippa e lampredotto al banco.

Si dice che facesse anche servizio a domicilio per signore particolarmente avvenenti, ma forse questa è una leggenda, una fantasia creata da mia nonna, in verità assai pudica e castigata da giovane, ma  divenuta poi disinibita  assai in età avanzata.

 Dai cinque ai dieci anni sono stato molto in compagnia di mio nonno.

Di lui mi hanno sempre colpito la mitezza, i  lunghi  silenzi, e lo sguardo benevolo con il quale sorvegliava il nipotino, allora un po’ agitato sul piano motorio, che i genitori gli affidavano per alcuni pomeriggi alla settimana.

 Ho imparato ad andare in bicicletta lungo la discesa del ponte a S. Trinita. Con la sua bici di trippaio, con la quale andava ai Macelli. Nella sporta  appesa al manubrio, metteva la trippa ed i lampredotti scelti dopo una conta con i colleghi. Allora i trippai erano circa 10 in tutta la città e  la conta serviva per scegliere  per primi i pezzi migliori, disposti su un bancone di marmo nelle vaste stanze dei Macelli.

Questi ambienti sono rimasti a lungo nella mia mente di bambino e quando poi da giovane studente di medicina ho frequentato   i  tavoli di dissezione dell’istituto di Anatomia  di Careggi   mi sono immediatamente tornati alla memoria .

(Le stanze del pubblico macello non erano poi cosi differenti!).

Trippa come  viscere primordiale, caldo e materno.

 Mio nonno ha contribuito a sfamare molte famiglie e molti bambini, in tempo di guerra, appunto  con il brodo “primordiale” di trippa che veniva raccolto nei fiaschi impagliati.

I bollitoi della trippa erano ubicati  in S. Frediano,  in via dei camaldoli e in via dell’orto, non per caso, bensì in  vicinanza del primo macello pubblico costruito per editto granducale del 1833.

 Quell’angolo stretto dell’oltrarno tra  borgo S. Iacopo e via dello Sprone, ed il Mascherone della Fontana   del Buontalenti, la più elegante e bella del quartiere, dove mio nonno riempiva dallo spruzzo il secchio dell’acqua,  mi legano per sempre  alla memoria  di quel volto di vecchio riservato, eppure così accogliente e  protettivo

 

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Dei Gabriella:

Presentazione Quadri Vedi Galleria Oltrarno

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- Da "I' Grillo canterino" "Polvere"                                     

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Gasparrini Adriano                            

Legge e presenta da Umberto Saba: "Teatro degli Artigianelli"

 

Falce e martello e la stella d'Italia

ornano nuovi la sala. Ma quanto

dolore per quel segno su quel muro!

 

"Esce, sorretto dalle grucce, il Prologo.

Saluta al pugno; dice sue parole

perchè le donne ridano e i fanciulli

che affollano la povera platea.

Dice, timido ancora, dell'idea

che gli animi affratella: chiude: "E adesso

faccio come i tedeschi: mi ritiro".

Tra un atto e l'altro, alla Cantina, in giro

rosseggia parco ai bicchieri l'amico

dell'uomo, cui rimargina ferite,

gli chiude solchi dolorosi; alcuno

venuto qui da spaventosi esigli,

si scalda a lui come chi ha freddo al sole."

 

Le leggi razziali costringono Saba a cercare un rifugio per sé e per la sua famiglia. Nel 1943, quando infuriano il fascismo e la guerra, Saba lascia Trieste e, con la famiglia, si rifugia a casa di amici a Firenze. La liberazione lo trova a Firenze, dove ha cominciato a scrivere Storia e cronistoria del canzoniere. Questa poesia è sul teatro degli Artgianelli, quale lo vide il poeta nel 1944, un giorno di Settembre, che a tratti rombava ancora il cannone, e Firenze taceva, assorta nelle sue rovine. La poesia è un canto sommesso di cronaca umile e quotidiana di un uomo apparentemente dalle coordinate del tutto semplici e normali. Insieme a tutti partecipa ad una evidenziazione dell’ esistenza per un desiderio di riconoscimento reciproco, forse in quel momento anche desiderio di “affratellamento” nella “pietà”. E’ il rapporto fra tenerezza e dolore che ci propone la vittoria del sentimento su tutto il resto e con la poesia c’invita discretamente a partecipare a questa esistenza fatta di serena disperazione. Disperazione come inevitabile forma di solitudine di chi rimane sostanzialmente estraneo, come in questa poesia rispetto al “mondo” del Teatro degli Artigianelli e a quella gente chi vi incontrava pur desiderando in qualche farne parte.

 

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Santoni Lando: "Passeggiata"

 

Renato guarda l’Oltrarno con occhio simpatizzante ed ironico.

Talvolta c’è poesia altre volte anche bizzarria, ma questo è Renato.

Per me l’Oltrarno è sempre stato un luogo al di là dei ponti dove si va e si torna.

Per me la passeggiata d’elezione è oltre l’Oltrarno.

le Colline dell’Oltrarno a Sud di Firenze: Montici, Arcetri,Bellosguardo, Marignolle.

Parlano i nomi delle Ville e qualche curiosità:

il Giullarino

la Gallina

Il Gioiello

Pian dei Giullari.( L’origine del nome “giullare”, cioè mimo o commediante, si collega al fatto che nel Medioevo i giullari che, altro non erano che attori, saltimbanchi, giocolieri, musici e cantastorie davano le loro rappresentazioni, dette appunto “grullerie” o “giullarate” in un piccolo teatro, oggi ritrovato e conservato all’interno della villa che porta questo nome.

(Io mi sento un po giullare e comunque contiguo anche con chi li frequentava vista l’ iscrizione in pietra  sul vicino Spedale Santa Trinita e Monastero di San Matteo):

Li spettabili SS. Otto di Guardia

E Balia della Città di Firenze

Fanno precetto a qualsivoglia persona

Di qualunque grado e condizione che

In avenire non ardisca giocar a gioco

Di carte di palla palloncino e ruzzola

Et a qualunque altro simil gioco intorno

Al monastero di San Matteo in Arcetri

A duecento bracia attorno alla pena

Della cattura carcere et arbitrio rigoroso

Del maglio in caso di contravvenzione

Poggiolini

Il Pino

Belvedere

dell’Ulivo

Ulivuzzo di Mezzo

Il Chianti

La Veranda

La Bugia

Il Paradisino

Solatio

Il Roseto

La Cipressina

Il Poggiolo

(Una simpatia allegra mi pervade nel guardare in giù per il Viuzzo dei catinai: il percorso preferito per coloro che prevenendo dall’Impruneta, volevano raggiungere Firenze. Per la forte pendenza della strada i barrocci, generalmente carichi di mattoni, orci o di quei caratteristici catini di terracotta invetriata variegata di verde, dovevano usare i freni con la martinicca e il trapelo per superare l’asperità della collina. Per questo percorso, passava la solenne processione della miracolosa immagine della Madonna dell’Impruneta, spostata dalla sua sede nelle circostanze di grave calamità, per raggiungere fra la pietà e la venerazione dei fiorentini, la basilica dell’Annunziata. Lo so cosa detemina questa mia allegra simpatia, è il mio imprintig laico ed edonistico che cerca di mettersi nei panni della soddisfazione del credente di fronte a tanta fatica.)

Il Frantoio

Panorama

Fontefresca

Il Paradiso

Il Larione

Il Merlo

Il Tasso

Il Ficalbo

Ombrellino

Letizia

Le lune

“Bellosguardo”

(Alla limonaia il fastidio delle regole: il possente muraglione si protende in avanti dando luogo ad una terrazza: la cosiddetta “curva dell’Oh!”, ossia al punto in cui, scoprendosi improvvisamente la vista su Firenze, non è possibile trattenere una esclamazione di stupore. La città sembra essere lì, a portata di mano, distesa sotto di noi con le cupole, i campanili, le torri e i suoi palazzi che emergono fra una miriade di tetti. Non è necessario un grande sforzo per intuire l’origine del nome.

Oggi un cartello vorrebbe impedirne l’ingresso. Il mio fastidio è legato al fatto che alcune brave persone ligie non s’avventurino al panorama, fastidio immediatamente superato dal contraddire il cartello puntando direttamente alla vista.)

Pini

Bossoli

La Colombaia

Arcipressi

(Via Morelli: una strada di campagna tra siepi e macchie di rovi alquanto solitaria ma di fascino, pervasa com’è da un grande silenzio. Derivò il nome da alcuni aberi di gelso detti in Toscana mori o morelli che, nel 1440 per consentire su vasta scala la produzione della seta mediante una vera e propria cultura locale di bachi da seta, venne imposto a tutti i contadini di impiantare nei loro terreni cinque gelsi. Infatti, proprio in relazione all’ingente incremento dato al baco da seta, con le foglie del moro, si vedeva soddisfatta l’alimentazione di questo insetto. A tale proposito il Burchiello, giocoso barbiere fiorentino, nonché poeta in un sonetto così scriveva:

Che diavolo hanno in corpo questi bruchi,

che sempre mangian foglia e cacan seta!

Io non sono un baco da seta, non riesco bene in niente, però so godere di quello che gli altri sanno fare, e mi piace “sentire” le cose che fanno come se fossi riuscito a farle io.)

I Visibelli

La Rgnaia

La Grillaia: (località nota per l’abbondanza di grilli ritenuti apportatori di lieti avvenimenti (fortuna, ricchezza, prosperità, bel tempo e prossime nozze per le ragazze e giovani.) Da tutte queste credenze popolari nacque a Firenze l’usanza di portare nelle case “il grillo canterino”, proprio perché portava bene.

A questo punto assale la voglia di portare a casa qualcosa.)

La Vallicella

Gloria

Bianca

Il Pino

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Franceschetti Anatonio:

Presentazione Quadro Vedi Galleria Oltrarno

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- Da "I' Grillo canterino" "Irisse e Annerisse"                                     

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Grassi Alessandro - Pini Alessandro

Cantano: "Serenate in SanFrediano", "Prima SanFrediano l'era un fiore"....

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Paola Chiesi ha fatto pervenire in ritardo questo "Ricordo"

Caro Lando, mi dispiace molto non essere dei vostri domani.
Mentre questo pomeriggio stavo pensando a voi mi è venuto in mente che un ricordo  riguardo all'Oltrarno ce l'avrei, anche se è piccolo piccolo. Te lo scrivo, meglio tardi che mai.
 
"L'autobus sembrava volermi fare uno sberleffo mentre si allontanava mostrandomi la sua parte posteriore. Rimasi qualche istante a guardare la strada deserta che correva in discesa fra gli olivi. - Accidenti! -
Pioveva forte e, nonostante l'ombrello, i vestiti mi si erano bagnati. Ma soprattutto, e questa era la cosa peggiore, avevo le scarpe completamente inzuppate per via delle pozzanghere che non ero riuscita ad evitare.  - Io odio i piedi bagnati! -
Presi in un attimo la decisione di chiedere un passaggio per arrivare puntuale a scuola, e l'istinto mi guidò nella scelta. Pensando che in caso di emergenza, non si sa mai, sarebbe stato più facile farsi sentire urlando da una moto piuttosto che da dentro l'abitacolo chiuso di una macchina, feci cenno a un motociclista che si fermò subito e si mostrò  contento di rendersi utile a una bimbetta di undici anni che aveva appena perso l'autobus.
Il viaggio non fu lungo, una quindicina di minuti circa. Arrivati al punto concordato, ringraziai il mio benefattore cercando di sorridere quel tanto che poteva concedermi il battito dei miei denti, e feci un salto giù dalla moto. Per poco non caddi a terra perché le mie ginocchia scoperte, che erano state immobili ed esposte al vento gelido, non ne volevano sapere di allungarsi.
La ricordo così piazza Tasso, attraverso le lacrime che mi salivano agli occhi accentuando la foschia di quella giornata di inverno.
Appena mi fui un po' ripresa mi incamminai lentamente, con i libri sotto braccio, oltre la piazza, lungo via del Leone, lungo Borgo San Frediano, fino a via di Santo Spirito dove il grande portone della scuola professionale femminile Lucrezia Tornabuoni mi ingoiò insieme a tutto il mio smarrimento."
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Infine Anna Corallo ci ha inviato il seguente Aforisma:

"dovunque tu vada qualunque cosa tu faccia nella vita, cerca sempre di portarvi un pò di armonia o di contribuire alla bellezza che già è presente" (P. Wilson)                                                     ..............

 
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