A Bivigliano con Renato Simoni su l'Oltrarno |
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Un particolare ringraziamento al Circolo Arci di Bivigliano che ci ha ospitato e a tutti voi che siete interventuti all' Evento: A) Esposizione Pittori: Dei Gabriella, Franceschetti Antonio, Rossi Giulia e Chiesi Paola, Sebestyèn Ani, Sossio Settembre, Somma Silvana, Vitaliano Studio d' Arte. B) Colazione C) Evento: Proiezione Foto di Renato Simoni e Stefano Amantini commentate da Aldo Amantini. Letture di Flavio Godi, Innocenti Fabio e Gasparrini Adriano. Poesia di Roberto Mosi. Racconti di Lando Santoni, Paola Chiesi. Contributo Fotografico di Anita DiGregorio. Aforisma di Anna Corallo
Simoni Renato: Passeggiata in Oltrarno (Proiezione Foto _________________________________________________________________________________________ - Da "I' Grillo canterino" "Gano il duro di Sanfrediano" _________________________________________________________________________________________ Flavio Godi e Adriano Gasparrini in da "Bisogna abbattere questa Firenze!" da "La Nazione" 1884 di Giulio Piccini (Iarro) _________________________________________________________________________________________ Mosi Roberto: Poesia "Giorno di Mercato" dalla Raccolta "Dalla Finestra" 2007.
_________________________________________________________________________________________ - Rossi Giulia: Presentazione Acquarello Vedi Galleria Oltrarno _________________________________________________________________________________________ - Da "I' Grillo canterino" "La sora Alvara" _________________________________________________________________________________________ Innocenti Fabio Legge da "Le ragazze di Sanfrediano" romanzo di Vasco Pratolini _________________________________________________________________________________________ Amantini Aldo presenta le Foto di Stefano Amantini del nonno Trippaio di S. Frediano (Testo, Aldo Amantini – foto, Stefano Amantini) Un ricordo che mi lega all’infanzia e ad un luogo dell’oltrarno è quello della figura di mio nonno materno, che, per i modi riservati, definirei “un trippaio gentiluomo”. Per oltre 50 aa. ha tenuto un banco o meglio un barroccio di trippa in piazza Frescobaldi. Negli anni ’70 è stato il trippaio più anziano in attività. Non aveva fornelli di cottura , vendeva solo trippa e lampredotto al banco. Si dice che facesse anche servizio a domicilio per signore particolarmente avvenenti, ma forse questa è una leggenda, una fantasia creata da mia nonna, in verità assai pudica e castigata da giovane, ma divenuta poi disinibita assai in età avanzata. Dai cinque ai dieci anni sono stato molto in compagnia di mio nonno. Di lui mi hanno sempre colpito la mitezza, i lunghi silenzi, e lo sguardo benevolo con il quale sorvegliava il nipotino, allora un po’ agitato sul piano motorio, che i genitori gli affidavano per alcuni pomeriggi alla settimana. Ho imparato ad andare in bicicletta lungo la discesa del ponte a S. Trinita. Con la sua bici di trippaio, con la quale andava ai Macelli. Nella sporta appesa al manubrio, metteva la trippa ed i lampredotti scelti dopo una conta con i colleghi. Allora i trippai erano circa 10 in tutta la città e la conta serviva per scegliere per primi i pezzi migliori, disposti su un bancone di marmo nelle vaste stanze dei Macelli. Questi ambienti sono rimasti a lungo nella mia mente di bambino e quando poi da giovane studente di medicina ho frequentato i tavoli di dissezione dell’istituto di Anatomia di Careggi mi sono immediatamente tornati alla memoria . (Le stanze del pubblico macello non erano poi cosi differenti!). Trippa come viscere primordiale, caldo e materno. Mio nonno ha contribuito a sfamare molte famiglie e molti bambini, in tempo di guerra, appunto con il brodo “primordiale” di trippa che veniva raccolto nei fiaschi impagliati. I bollitoi della trippa erano ubicati in S. Frediano, in via dei camaldoli e in via dell’orto, non per caso, bensì in vicinanza del primo macello pubblico costruito per editto granducale del 1833. Quell’angolo stretto dell’oltrarno tra borgo S. Iacopo e via dello Sprone, ed il Mascherone della Fontana del Buontalenti, la più elegante e bella del quartiere, dove mio nonno riempiva dallo spruzzo il secchio dell’acqua, mi legano per sempre alla memoria di quel volto di vecchio riservato, eppure così accogliente e protettivo
_________________________________________________________________________________________ Dei Gabriella: Presentazione Quadri Vedi Galleria Oltrarno _________________________________________________________________________________________ - Da "I' Grillo canterino" "Polvere" _________________________________________________________________________________________ Gasparrini Adriano Legge e presenta da Umberto Saba: "Teatro degli Artigianelli"
Falce e martello e la stella d'Italia ornano nuovi la sala. Ma quanto dolore per quel segno su quel muro!
"Esce, sorretto dalle grucce, il Prologo. Saluta al pugno; dice sue parole perchè le donne ridano e i fanciulli che affollano la povera platea. Dice, timido ancora, dell'idea che gli animi affratella: chiude: "E adesso faccio come i tedeschi: mi ritiro". Tra un atto e l'altro, alla Cantina, in giro rosseggia parco ai bicchieri l'amico dell'uomo, cui rimargina ferite, gli chiude solchi dolorosi; alcuno venuto qui da spaventosi esigli, si scalda a lui come chi ha freddo al sole."
Le leggi razziali costringono Saba a cercare un rifugio per sé e per la sua famiglia. Nel 1943, quando infuriano il fascismo e la guerra, Saba lascia Trieste e, con la famiglia, si rifugia a casa di amici a Firenze. La liberazione lo trova a Firenze, dove ha cominciato a scrivere Storia e cronistoria del canzoniere. Questa poesia è sul teatro degli Artgianelli, quale lo vide il poeta nel 1944, un giorno di Settembre, che a tratti rombava ancora il cannone, e Firenze taceva, assorta nelle sue rovine. La poesia è un canto sommesso di cronaca umile e quotidiana di un uomo apparentemente dalle coordinate del tutto semplici e normali. Insieme a tutti partecipa ad una evidenziazione dell’ esistenza per un desiderio di riconoscimento reciproco, forse in quel momento anche desiderio di “affratellamento” nella “pietà”. E’ il rapporto fra tenerezza e dolore che ci propone la vittoria del sentimento su tutto il resto e con la poesia c’invita discretamente a partecipare a questa esistenza fatta di serena disperazione. Disperazione come inevitabile forma di solitudine di chi rimane sostanzialmente estraneo, come in questa poesia rispetto al “mondo” del Teatro degli Artigianelli e a quella gente chi vi incontrava pur desiderando in qualche farne parte.
_________________________________________________________________________________________ Santoni Lando: "Passeggiata"
Renato guarda l’Oltrarno con occhio simpatizzante ed ironico. Talvolta c’è poesia altre volte anche bizzarria, ma questo è Renato. Per me l’Oltrarno è sempre stato un luogo al di là dei ponti dove si va e si torna. Per me la passeggiata d’elezione è oltre l’Oltrarno. le Colline dell’Oltrarno a Sud di Firenze: Montici, Arcetri,Bellosguardo, Marignolle. Parlano i nomi delle Ville e qualche curiosità: il Giullarino la Gallina Il Gioiello Pian dei Giullari.( L’origine del nome “giullare”, cioè mimo o commediante, si collega al fatto che nel Medioevo i giullari che, altro non erano che attori, saltimbanchi, giocolieri, musici e cantastorie davano le loro rappresentazioni, dette appunto “grullerie” o “giullarate” in un piccolo teatro, oggi ritrovato e conservato all’interno della villa che porta questo nome. (Io mi sento un po giullare e comunque contiguo anche con chi li frequentava vista l’ iscrizione in pietra sul vicino Spedale Santa Trinita e Monastero di San Matteo): Li spettabili SS. Otto di Guardia E Balia della Città di Firenze Fanno precetto a qualsivoglia persona Di qualunque grado e condizione che In avenire non ardisca giocar a gioco Di carte di palla palloncino e ruzzola Et a qualunque altro simil gioco intorno Al monastero di San Matteo in Arcetri A duecento bracia attorno alla pena Della cattura carcere et arbitrio rigoroso Del maglio in caso di contravvenzione Poggiolini Il Pino Belvedere dell’Ulivo Ulivuzzo di Mezzo Il Chianti La Veranda La Bugia Il Paradisino Solatio Il Roseto La Cipressina Il Poggiolo (Una simpatia allegra mi pervade nel guardare in giù per il Viuzzo dei catinai: il percorso preferito per coloro che prevenendo dall’Impruneta, volevano raggiungere Firenze. Per la forte pendenza della strada i barrocci, generalmente carichi di mattoni, orci o di quei caratteristici catini di terracotta invetriata variegata di verde, dovevano usare i freni con la martinicca e il trapelo per superare l’asperità della collina. Per questo percorso, passava la solenne processione della miracolosa immagine della Madonna dell’Impruneta, spostata dalla sua sede nelle circostanze di grave calamità, per raggiungere fra la pietà e la venerazione dei fiorentini, la basilica dell’Annunziata. Lo so cosa detemina questa mia allegra simpatia, è il mio imprintig laico ed edonistico che cerca di mettersi nei panni della soddisfazione del credente di fronte a tanta fatica.) Il Frantoio Panorama Fontefresca Il Paradiso Il Larione Il Merlo Il Tasso Il Ficalbo Ombrellino Letizia Le lune “Bellosguardo” (Alla limonaia il fastidio delle regole: il possente muraglione si protende in avanti dando luogo ad una terrazza: la cosiddetta “curva dell’Oh!”, ossia al punto in cui, scoprendosi improvvisamente la vista su Firenze, non è possibile trattenere una esclamazione di stupore. La città sembra essere lì, a portata di mano, distesa sotto di noi con le cupole, i campanili, le torri e i suoi palazzi che emergono fra una miriade di tetti. Non è necessario un grande sforzo per intuire l’origine del nome. Oggi un cartello vorrebbe impedirne l’ingresso. Il mio fastidio è legato al fatto che alcune brave persone ligie non s’avventurino al panorama, fastidio immediatamente superato dal contraddire il cartello puntando direttamente alla vista.) Pini Bossoli La Colombaia Arcipressi (Via Morelli: una strada di campagna tra siepi e macchie di rovi alquanto solitaria ma di fascino, pervasa com’è da un grande silenzio. Derivò il nome da alcuni aberi di gelso detti in Toscana mori o morelli che, nel 1440 per consentire su vasta scala la produzione della seta mediante una vera e propria cultura locale di bachi da seta, venne imposto a tutti i contadini di impiantare nei loro terreni cinque gelsi. Infatti, proprio in relazione all’ingente incremento dato al baco da seta, con le foglie del moro, si vedeva soddisfatta l’alimentazione di questo insetto. A tale proposito il Burchiello, giocoso barbiere fiorentino, nonché poeta in un sonetto così scriveva: Che diavolo hanno in corpo questi bruchi, che sempre mangian foglia e cacan seta! Io non sono un baco da seta, non riesco bene in niente, però so godere di quello che gli altri sanno fare, e mi piace “sentire” le cose che fanno come se fossi riuscito a farle io.) I Visibelli La Rgnaia La Grillaia: (località nota per l’abbondanza di grilli ritenuti apportatori di lieti avvenimenti (fortuna, ricchezza, prosperità, bel tempo e prossime nozze per le ragazze e giovani.) Da tutte queste credenze popolari nacque a Firenze l’usanza di portare nelle case “il grillo canterino”, proprio perché portava bene. A questo punto assale la voglia di portare a casa qualcosa.) La Vallicella Gloria Bianca Il Pino ________________________________________________________________________________________ Franceschetti Anatonio: Presentazione Quadro Vedi Galleria Oltrarno _________________________________________________________________________________________ - Da "I' Grillo canterino" "Irisse e Annerisse" _________________________________________________________________________________________ Grassi Alessandro - Pini Alessandro Cantano: "Serenate in SanFrediano", "Prima SanFrediano l'era un fiore".... __________________________________________________________________________________________ Paola Chiesi ha fatto pervenire in ritardo questo "Ricordo"
Caro Lando, mi dispiace molto non essere dei
vostri domani.
Mentre questo pomeriggio stavo pensando a voi mi è
venuto in mente che un ricordo riguardo all'Oltrarno ce l'avrei, anche se è
piccolo piccolo. Te lo scrivo, meglio tardi che mai.
"L'autobus sembrava volermi fare uno sberleffo
mentre si allontanava mostrandomi la sua
parte posteriore. Rimasi qualche istante a guardare la strada deserta che
correva in discesa fra gli olivi. - Accidenti! -
Pioveva forte e, nonostante l'ombrello, i vestiti
mi si erano bagnati. Ma soprattutto, e questa era la cosa peggiore, avevo le
scarpe completamente inzuppate per via delle pozzanghere che non ero riuscita
ad evitare. - Io odio i piedi bagnati! -
Presi in un attimo la decisione di chiedere un
passaggio per arrivare puntuale a scuola, e l'istinto mi guidò nella
scelta. Pensando che in caso di emergenza, non si sa mai, sarebbe stato più
facile farsi sentire urlando da una moto piuttosto che da dentro l'abitacolo
chiuso di una macchina, feci cenno a un motociclista che si fermò subito e si
mostrò contento di rendersi utile a una bimbetta di undici anni che aveva
appena perso l'autobus.
Il viaggio non fu lungo, una quindicina di minuti
circa. Arrivati al punto concordato, ringraziai il mio benefattore cercando di
sorridere quel tanto che poteva concedermi il battito dei miei denti, e feci
un salto giù dalla moto. Per poco non caddi a terra perché le mie ginocchia
scoperte, che erano state immobili ed esposte al vento gelido, non ne volevano
sapere di allungarsi.
La ricordo così piazza Tasso, attraverso le
lacrime che mi salivano agli occhi accentuando la foschia di quella giornata
di inverno.
Appena mi fui un po' ripresa mi incamminai
lentamente, con i libri sotto braccio, oltre la piazza, lungo via del Leone,
lungo Borgo San Frediano, fino a via di Santo Spirito dove il grande portone
della scuola professionale femminile Lucrezia Tornabuoni mi ingoiò insieme a
tutto il mio smarrimento."
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Infine Anna Corallo ci ha inviato il seguente Aforisma: "dovunque tu vada qualunque cosa tu faccia nella vita, cerca sempre di portarvi un pò di armonia o di contribuire alla bellezza che già è presente" (P. Wilson) .............. |
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