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Un particolare ringraziamento al Circolo Arci di
Bivigliano che ci ha ospitato il 3 Maggio 2008 e a tutti voi che siete
interventuti all' Evento:
Giullarata sul “Viaggio” muovendo dal libro “Itinera” di Roberto Mosi
Ore 15 Predisposizione Ambiente e tavoli al Circolo
16 Breve escursione ai Romitori di
Montesenario
19.30 Cena
21.00 Giullarata:
Sono attivamente intervenuti:
Adriano Gasparrini
Antonietta Natangelo
Antonio Franceschetti
Fabio Innocenti
Flavio Godi
Gabriella Dei
Giulia Caponi Braga
Giulia Rossi
Lando Santoni
Mirella Catania
Mauro Failoni
Renato Simoni
Paolo Lasagni e la sua fisarmonica
Roberto Bernacchioni
Sandro Grassi e la sua chitarra
(AdrianoGasparrini). Presentazione del Volume di Roberto Mosi |
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La città cupola
Al
centro della città
è la cupola, rossa
corolla fra il verde
anello delle colline.
Un dialogo d’anni:
dalla stanza di lavoro
in basso, ai suoi piedi
ho catturato lo slancio
dei bianchi costoni,
la cadenza armonica
degli embrici, in fila,
l’emergere di piccole
figure dalla lanterna.
Ogni volta che fermo
lo sguardo sulla lanterna,
rivedo l’immagine
di Rosetta e il tragico
volo di suicida.
Galleggia leggera
sui fumi delle strade
sul sordo rumore
della vita di sempre,
infiniti occhi in alto
si fermano, aprono
il loro colloquio
con il segno più alto
dell’armonia, al centro
della città cupola.
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1’ Poesia Città
Cupola letta da Gabriella Dei
Richiamo: Il tram di
Fiesole
canta Sandro Grassi
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La corte
I viaggi di ogni tempo iniziano
dalla corte della mia
infanzia,
magico quadrato di terra fra
case
cadenti, chiuso da un
cancello
di ferro aperto sul mondo.
Nel magico quadrato si
scioglie
il racconto dei viaggi:
affiorano
per primi i ricordi dei padri
di ritorno dalle guerre
sofferte
in ogni angolo del mondo.
Il racconto infinito si
confonde
con i miti, le scoperte di
Ulisse,
le spedizioni nel Bengala e
all’isola
di Mompracem; nella scatola
da scarpe cartoline e foto
sgualcite.
Con la scatola dei sogni in
mano
ho superato il cancello di
ferro.
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2' Poesia la Corte
letta da Giulia Capone Braga
Richiamo: Trailer
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3’
Poesia Viaggi di altri tempi Legge Fabio Innocenti
Viaggi d’altri tempi
Ho fatto parte di un popolo
migrante sui treni.
Fra i primi ricordi il viaggio
a Rimini sul carro bestiame
nel primo dopoguerra,
dalle assi sconnesse i sassi
della massicciata e il verde
dei fiumi sotto il filo dei binari
sospesi nel vuoto.
Ho fatto parte di un popolo
migrante sui treni.
Ricordo ancora il duro legno
della terza classe, le soste
nella campagna e la gente
con grappoli d’uva nelle mani,
l’odore invitante delle mense
dei ferrovieri nelle città.
Ho fatto parte di un popolo
migrante sui treni,
sopravvissuto alla guerra,
alla scoperta di città rinate
viste dai finestrini dei tram.
Richiamo: Contrasto cantato
da Adriano Gasparrini Renato Simoni e Sandro Grassi
Viaggiatori e viandanti
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Prologo
Mi
trovavo una sera a frescheggiare
sulla collina di Montesenario,
un
tavolo all’aperto come altare,
un’osteria faceva da scenario.
Due
tipi s’eran messi a disputare
dei
loro due qual’ è il giusto binario,
mescolando il profano ed il divino
davanti ad un bicchier di rosso vino.
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Il viaggiatore
Mi
sposto senza ostacolo e confino
volando su e giù per tutto il mondo,
non
rimane mai fermo il mio cammino
e
se mi chiedi dove, ti rispondo:
Brasile, India e poi qui vicino
Madrid, Londra e Parigi fan da sfondo,
mentre per te il solo movimento
è
quello per salire su al convento.
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Il viandante
Non
me ne importa se il mio passo è lento,
nel
cammino ho compagni e non rivali,
materiale non è il mio alimento,
mi
confortan gli ambienti spirituali.
Grande serenità in cuor mio sento,
quand’arrivo son ospite tra uguali.
Tu
da dormir non trovi e ti rassegni
se
non hai in tasca il blocco degli assegni.
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Il viaggiatore
Mi
piace vivere e non ho ritegni
nel
goder di che offre la natura,
mi
servo delle opere e gli ingegni
dell’uomo ch’è di Dio la creatura.
A
New York al mattin svolgo gl’impegni,
a
sera son di casa tra le mura.
A
te ci voglion mesi e non un giorno
prima ch’a casa tua faccia ritorno.
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Il viandante
Nel
mio viaggio non ho noia né scorno,
la
via Francigena è il mio percorso,
accoglienza io trovo tutt’attorno
data col cuore in man, senza rimorso,
ortaggi freschi e pane cotto in forno,
cibo cortese, e di buon vino un sorso.
Tu
parti per Bangkok con lungo viaggio
solo in prospettiva d’un massaggio.
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Il viaggiatore
Per
me non fa il romito eremitaggio,
sto
bene accanto a giovani compagne,
di
tartufo e caviale faccio assaggio,
colmo il bicchier di uisky e di sciampagne.
Spiagge con palme non son un miraggio;
m’accoglie uno scialé sulle montagne.
Io
vado nei mercati a far acquisti,
tu
nei templi dei monaci buddisti.
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Il viandante
Non
sono certo io come i turisti,
vado sereno con il mio fardello;
mi
riempie il cuore, opera d’artisti,
un
suon di squilla in un tramonto bello.
Vada a La Mecca, a Roma o dai taoisti,
quel che incontro per via è mio fratello.
Tu
non senti, ed il tuo sguardo è perso
alla bellezza ch’offre l’Universo.
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Epilogo
La
disputa in cui mi stavo immerso
continuerebbe ben oltre la notte.
Io
li lasciai in un tramonto terso,
mentre vibravan le lor note dotte.
M’ero trovato in un mondo diverso,
indirizzato su diverse rotte.
Non
sapevo, lo dico con sconforto,
a
chi dare ragione ed a chi torto.
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Forte dei Marmi
Serate di piena estate
mi spingono sul molo,
le onde lunghe del mare
accarezzano le arcate nere,
si frangono bianche di spume
sul filo lucido delle spiagge.
Sono al centro del mondo
sotto l’occhio rosso del faro,
Forte dei Marmi, incrocio
dell’essere e dell’avere.
Lungo la costa si adagia
la linea dritta dell’avere:
lo sguardo abbraccia la terra
da Porto Venere a San Vincenzo,
al centro la florida Versilia
donna calda di lussuria,
le lunghe braccia aperte
sul profilo alto dei monti,
sopra la cinta delle pinete
e le luci dei viali a mare
gonfi di gente in festa
e del rombo dei motori.
Dalla cima aguzza del Procinto
scende per le valli, al pontile
la linea dell’essere, percorsa
dai marmi di Michelangelo,
risonante ieri delle urla
di Sant’Anna di Stazzema;
prosegue ancora fra le acque
del mare, sempre più lontana
dallo sfolgorio delle luci,
dove ricompaiono nel cielo
le fiammelle tremule delle stelle
e le onde nere tutto avvolgono
in un respiro di grande mistero. |
4’ Poesia Forte
dei Marmi
Legge Mirella Catania
Richiamo: Una
girnata al mare e Spiaggia Libera
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Oasi di montagna
Sulla
montagna più alta
al confine con l’Algeria,
le acque in tumulto
assediano la rocca
di Midès,
si perdono poi fra nere
rocce che sanno d’eternità,
riemergono in basso
nel salto fragoroso
della cascata.
Vicino il bianco assoluto
del Lago Salato.
Nelle acque dell’oasi
di Tamerza, dentro l’ansa
nascosta del torrente,
si specchiano i neri occhi
delle donne, i lunghi
capelli sciolti, nell’aria
della sera volano
sciami di risa, storie
d’amore e di fuga
oltre il confine.
Nell’oasi si spengono
i rumori della festa,
le musiche e le danze
per i figli non più fanciulli.
Fisso su fogli azzurri
parole leggere ai piedi
delle palme, unite
in alto dall’arco delle foglie
accese dall’ultimo sole.
Intorno a me si alzano
le colonne della Mezquita,
a Cordoba,
il mio “canto libero”
riempie le volte infinite.
NOTA: La nostalgia del deserto (Coppe
di cristallo) e il
ricordo dei viaggi nel vicino
Oriente
sono i motivi conduttori della
tappa che segue. Può essere
utile aprire la carta della
Tunisia e soffermarsi sulle terre del Sud, dove ha
inizio il deserto del Sahara.
Le Oasi di
montagna si trovano
presso Tozeur,
sulle montagne ai confini con
l’Algeria (Tamerza, El Khanga, Midès), attraversate
da fiumi che nel loro corso
compaiono a tratti e formano improvvise
cascate
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5’ Poesia Oasi di
Montagna
legge Flavio Godi
Richiamo: foto
deserto
di Failoni Mauro grazie a Roberto Bernacchioni
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Le stelle del sud
Mario
insegna
a guardar le stelle
dalla radura del bosco
sopra Lagonegro.
Al tramonto amici
di ogni età salgono
il monte, s’immergono
nell’assoluto silenzio.
Seduti in cerchio
sfogliano le pagine
dei perché, per lavagna
la volta celeste.
Il racconto dei miti
segue la trama
delle stelle, nella mappa
distesa sopra le teste.
Ognuno immagina
l’incontro con altri
cieli, con altre terre.
I pensieri hanno il colore
della memoria per i vecchi,
dell’attesa per i giovani
alla ricerca della propria
stella per orientarsi
nel destino di
migranti
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6’ Poesia
Le stelle del Sud
legge Notangelo Antonietta
Richiamo: La
donna riccia
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Mani
Mani piccole
mani nere
mani bianche
mani ferite
battono ai vetri
della macchina,
sguardi grandi
assediano
incombenti
il mio mondo.
Mani
fioriscono
nella città,
mostrano
i dolori
del mondo. |
7’ Poesia Mani
Legge Antonio Franceschetti
Richiamo: Saluto Bejart
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Canto
del nord
Compongo
suoni
immagini e parole,
sul grande tamburo
figure vibrano leggere
lo sciamano sami
canta folle lo joik,
chiama i frammenti
dispersi delle anime
nel vento della tundra,
allontana la furia
dell’orso, invoca
lo spirito della natura.
Nel viaggio raccolgo
i dolori del mondo
“terra bruciata”:
l’ordine di Hitler
nel viaggio raccolgo
le speranze del mondo
sorridono le giovani
di splendente felicità.
Seguendo il canto
intreccio ghirlande
di suoni e colori,
sogni iridati di pace.
NOTA : Il percorso suggerito da
Itinera
si conclude nel
Nord
dell’Europa. Un pensiero
è rivolto al popolo Sami,
Canto del
nord, che vive
nelle terre della Lapponia
e del quale fanno parte oggi
circa duecentomila persone. Fra le
ricchezze del patrimonio
culturale di questo popolo, vi è il ricordo della figura
dello sciamano, dei canti
rituali – ripresi oggi da celebri cantanti –
come lo
joik
e delle predizioni affidate al
disporsi delle ossa d’animali, incise
in varie forme, secondo le
vibrazioni dei tamburi.
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8’ Poesia Canto
del Nord
Legge Giulia Rossi
Richiamo: Paolo
Lasagni
e la sua fisarmonica
con Ociciornie e Kalinka
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Lettura corale
della Poesia la vita comincia a 60 anni
Ad un amico
La
vita comincia a sessant’anni
forse un giorno prima
la vita è una rotonda
chi entra prima, gira
la vita è Imagine
cantata con occhi sognanti
la vita è una chitarra
accarezzata come i fianchi di
una donna
la vita è Toni che scatta
avanti
e il guardalinee alza la
bandiera gialla
la vita è un karaoke
entri sempre a tono, con il
cuore
la vita è una bandiera rossa
brilla per il vento e per la
pioggia
la vita è una brezza di calda
amicizia
arriva con il suono
improvviso del cellulare
la vita è una fonte generosa
scorre fra radici di teneri
affetti
la vita è il mare goduto
appieno
dentro l’acqua fino alle
palle
la vita comincia a sessant’anni
forse un giorno prima.
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