Teatro Oklahoma "Durando"Vedi e Invia Riflessioni, Commenti e Integrazioni alla sottoscritta Rappresentazione Scenica |
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Marzo: La Notte - Il Giorno Dicembre: La Notte - Quasi Giorno Testi liberamente scelti da: H.v. Hofmannsthal A. Rosselli L. Tolstoj J. Brodskij Musiche di: G. Dufay F. Liszt L. Mozart
(
entra l’abate )
(legge
la lettera) Composta nell’
ottavo giorno della terza
decade di marzo dell’ A. D. 1301 ( Arrivano frà Dario che cammina pensoso e frate Angelo che legge il breviario ) Fr Ang - Anche tu fratello Dario hai deviato dal tuo quotidiano sentiero di meditazione e di preghiera ? Fr
Dario – Ero così assorto nei miei pensieri che….ti dirò….fratello
Angelo ..non so neppure dove siamo Fr
Ang – Non siamo molto lontani dall’orto del convento…sono qui a
saggiare questo terreno per una nuova coltivazione… Fr
Dario – Giusto…giusto..secondo la legge del Signore c’è chi si
occupa di anime e chi di cavoli.. Fr
Ang – Caro fratello bibliotecario dovresti provare anche tu questo
contatto con la terra….nutre le
anime…ma non so se per salvarle o per dannarle… Fr
Dario – Ma che intendi?…. Fr
Ang – Vedi fratello Dario io non so se è un frutto della terra…ma
stanotte, dopo tanti anni…saranno quasi venti…mi è parso che
quell’antico fuoco si fosse risvegliato in me…Forse era un sogno…ma
forse anche no… Fr
Dario – Già la gioventù…la tua gioventù…non crederai che non
fossero note le tue scorribande alla locanda del Drago rosso laggiù in
paese….Non mi dirai che ora alla tua età sei caduto ancora in
tentazione… Fr
Ang – Ma no…ma no…non mi capisci…io non ho fatto nulla….è
venuto da sé…come dire…come se un soffio di vento avesse tolto della
polvere da una vecchia lapide….(Allunga
una mano e scopre la lapide) Fr Dario – Guarda…guarda una
lapide.. Fr
Ang – Strano non l’avevo mai vista..fammi leggere..
Durus durandes iacet hic sub marmore
duro…cioè? Fr
Dario – Qui giace Duro Durando sotto il duro marmo Fr
Ang - An sit salvandus ego nescio Fr
Dario – Se si salverà non lo so Fr
Ang – Nec quoque curo… Fr Dario – E non me ne curo.. Fr
Ang – Durando??? Chi era? non
ricordo…. Fr
Dario – Ma come fai ad essertene dimenticato…è stato il maestro del
nostro Abate….Durando di
San Porziano…mente temibile nella sua acutezza e fermezza.. Fr
Ang – Come ad un uomo di così alti studi una così scarna e dura
scritta? E’ questo ciò che
resta di lui? Fr
Dario – L’illusione non ti lascia dunque mai…..i sensi e
l’intelletto ingannano nello stesso modo… E
la fama che è data dagli studi perisce velocemente come la soddisfazione
e il piacere Fr
Ang – Eppure stanotte durava….(tocca
la lapide che cade..) orrore…la
tomba si apre.. Fr
Dario – Svelto rinserrala…(La
lapide viene messa dall’altro lato)
(Svelti
svelti i monaci se ne vanno )
(Arrivano
tre suore) Lucia – Sorelle ma perché così
lontano stamani…che fantasia vi ha preso…non potevamo fermarci alla
fonte come al solito? Natalia
– Qui è tutto meraviglioso…l’alba è così dolce malgrado il freddo
intenso….il cielo così limpido annuncia la primavera.. Maria
– Si…certo..certo..però non tratteniamoci troppo....ho il pane in
forno…è bello mangiarlo caldo… Natalia
– Uhhmmmm…ne sento già il profumo nell’aria…sorella Maria tu fai
un pane squisito….e tu sorella Lucia cosa stai guardando?… Lucia
– Qui c’è una lapide…dove mi avete portato?…sapevo che non era
bene allontanarsi dal chiostro.. Maria
– Cosa c’è scritto?..leggiamo
Aelia Laelia Crispis, nec mulier
Nec androgyna, nec puella
Nec iuvenis, nec anus, nec casta
Sed
omnia Aelia
Laelia Crispis, né donna
Né androgina, né fanciulla,
né giovane ne meretrice, né pudica
ma tutto questo
Sublata neque fame, nec ferro Nec
veneno, sed omnibus Nec
coelo, nec aqui, nec terris
Sed ubique iacet
Portata via non dalla fame, né dalla spada,
né dal veleno, ma da tutto questo
né in cielo, né in acqua, né in terra
ma giace ovunque Lucia
– bah!!!!parole…parole al vento, se non frutto del demonio..vaniloqui
di filosofastri pagani… Maria
– Che senso hanno se non un invito a perdersi in passioni di cui non
conosciamo il fondo….direi di tornare al pane…si starà bruciando. Natalia
– Aspettate un momento ..non abbiate fretta …parole al vento…inviti
a perdersi…frasi folli…ma davvero non capite?…non sentite… Sono
parole che mi riportano lontano nel tempo…la gioventù …i balli….le
risate insieme…i sogni...lo sguardo dei bei cavalieri…i neri
cavalli…e ora siamo qui e godiamo della pace e del silenzio del nostro
convento. Non
è vero dunque anche per noi, come per Laelia, che siamo stati una cosa e
siamo un’altra? Lucia
– Se non il cuore almeno l’abito che porti dovrebbe farti tacere
quando è opportuno. Maria
– Sorella Natalia tu indugi nei tuoi ricordi..ma anch’io ricordo bene
la tua aria sognante quando andavi a prendere nell’orto del convento i cavoli…. E poi le male lingue dicono di
averti visto alla taverna del Drago Rosso…anche se non oso pensar
tanto.. Lucia
– Ora capisco….ora capisco…. Natalia
– Sorelle dopo tanti anni, saranno ormai quasi venti, cosa era vero e
cosa falso..cosa sogno e cosa realtà non lo capisco… Maria
– Vero è che sento odore di bruciato…. Lucia
– Ritorniamo al convento…Vieni anche tu Natalia? (escono) Natalia
– Andate …arrivo subito (si
ferma davanti alla lapide) Tornerò
Laelia…verrò ogni tanto a portarti un fiore.
La passione mi divorò giustamente
La passione mi divise fortemente La passione mi ricondusse saggiamente
Io saggiamente mi ricondussi
(Natalia esce) (Rientra l’Abate con una lettera in mano) Abate
- Non sembra che sua Eminenza abbia ritenuto conveniente rispondere alle
mie intime domande...solo le usuali faccende del pozzo e della
fontana...ma vediamo quest'ultimo foglio.. Infine
per quanto riguarda quella nostalgia,….. devo dire singolare, curiosa,
sorprendente dopo tanti anni,…..che supponi poter essere all’origine
del disordine della tua mente, non ho purtroppo l’acutezza e la certezza
di giudizio del mai abbastanza rimpianto tuo maestro Durando….che
all’occorrenza sarebbe necessaria……(voce
flebile e insinuante) ma alla morte del pater resolutissimus
non credo di mal ricordare che la comunità del convento e tu per
lei abbiate ereditato quell’ingente patrimonio di cui da tempo non si sa
più notizia…. Abate
– (scatta imbelvito facendo fuoco
e fiamme) Ma come questo
mi si fa notare…proprio a me che con sacrificio ho voluto tener nascosto
questo lascito perché pensavo che le male lingue avrebbero sparlato di
lui, del mio maestro, che la sua fama sarebbe stata macchiata
dall’orrenda calunnia, ma io me ne fotto di quella pecunia, eccola qua
(tira
fuori soldi e li butta al pubblico)….si spalanchi pure
l’inferno…il fuoco sì il fuoco…..ecco
(si
alza un personaggio dal pubblico e lo redarguisce…..L’abate lo
interrompe…) Chi
sei tu? E da dove vengono tutte queste ombre? Dal passato? No…..in
nessun Bestiarium se ne fa
cenno….sono le ombre dei non nati?…ohimè il futuro….(interruzione
dell’altro)…..ma che articolo…che articolo…in articulo mortis….partoriscono
a cavallo di una tomba, il giorno splende un istante, ed è subito
notte…( si volta al fuoco..brucia
i soldi e lancia un grido perché si brucia la mano)
(Entrano
in scena i due monaci. L’Abate è accartocciato da una parte) M
1 – Anche tu convocato qua dall’Abate?….ma dov’è?
(Arrivano
le monache)
(si
sente una musica)
1°
- Una traccia di lepre 2°
- Come si vede chiaro!!! 3°
- Qua un’altra traccia… 4°
- Avanti andiamo!… 5°
- Quante tracce!!!! 2°
- Ma no…questo è qualcosa di nuovo che io non ho mai visto.. 3°
- Questo non è il prato di Bergstein…ma Dio sa cos’è 4°
- E’ qualcosa di nuovo e di incantato. Orsù sia come sia!!!
La
neve minuta e asciutta, sprizzando da sotto le zampe dei cavalli, coprì
le facce dei viaggiatori. Per un miracolo, quali ingredienti? Il vello
Del pastore, un pizzico appena di presente,un
briciolo
di ieri, e alla manciata del giorno che verrà aggiungi
a occhio una fetta di cielo più
quell’assaggio di pura vastità.
E si compie il miracolo. Perché i miracoli,
attratti dalla terra, serbano gli indirizzi,
anelando talmente a svolgere la prescritta
funzione
da giungere a destinazione perfino nel
deserto.
del
commiato, le quattro candele di una stella
perché illumini un mondo vuoto di realtà,
mentre ti segue con lo sguardo per
l’eternità.
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