Teatro Oklahoma "Durando"

Vedi e Invia Riflessioni, Commenti e Integrazioni alla sottoscritta Rappresentazione Scenica

Bivigliano

Casalvento     Oklahoma
Dipinti di Gabriella Dei

Note Impressionistiche

di Ernestina Pellegrini

      Indice

noi     e

succede a

raccolto in

detto  su

materiali di               

insieme   per             

altro    attorno        

 

Marzo: La Notte - Il Giorno

Dicembre: La Notte - Quasi Giorno

Testi liberamente scelti da:

H.v. Hofmannsthal

A. Rosselli

L. Tolstoj

J. Brodskij

Musiche di:

G. Dufay

F. Liszt

L. Mozart 

( entra l’abate )

 ABATE – Ciò che ho troppo tardato sia ora rapidamente eseguito! Un’ultima lettura alla mia lettera e sia poi consegnata al messo che la rechi senza indugi  all’Arcivescovo di Dragovia..  

(legge la lettera) E’ bontà da parte Vostra, eminenza, non tener conto del mio silenzio che dura da ormai due anni e scrivermi in questa maniera. E’ più che bontà dare alla Vostra apprensione per me, al Vostro stupore per l’irrigidimento spirituale in cui io Vi sembro sprofondare, quell’espressione della leggerezza e dello scherzo che solo grandi uomini, penetrati ma non disanimati dalla pericolosità della vita, hanno in loro potere. Non so s’ io abbia più da ammirare la forza della Vostra benevolenza o l’incredibile acutezza della Vostra memoria, quando Voi mi richiamate i diversi piccoli disegni ch’io accarezzavo nei comuni giorni di bella esaltazione. Che è mai l’uomo che ardisce far disegni! I miei disegni! La Vostra benevola lettera li rievoca:  ognuno impregnato di una goccia del mio sangue, essi danzano davanti a me come tristi moscerini su un muro tetro, su cui non posa più il chiaro sole dei giorni felici. E’ sicuramente disegno opportuno della Provvidenza divina che il mio spirito da una così gonfia presunzione dovesse precipitare in questo estremo di scoraggiamento e di debolezza che ora è la condizione costante del mio animo. Il mio caso, in breve, è questo: ho perduto del tutto la facoltà di pensare  o parlare coerentemente su qualsiasi argomento. Dapprima mi venne a poco a poco impossibile trattare un tema elevato o comune servendomi di quelle parole di cui pure tutti gli uomini usano servirsi correttamente senza pensarci. Nel mio intimo trovavo impossibile portare un giudizio sulle cose del convento. E ciò non per riguardi di alcuna sorta, ché Voi conoscete la mia franchezza e il mio amore per la verità, ma le parole astratte di cui la lingua, secondo natura, si deve pur servire per esprimere qualche giudizio, mi si sfacevano in bocca come funghi ammuffiti. Ma a poco a poco questo malessere si estese come una ruggine corrosiva. Tutto mi si scomponeva in parti e le parti in altre parti, e più nulla si lasciava abbracciare con un concetto. Le singole parole fluttuavano intorno a me; si coagulavano in occhi che mi fissavano e in cui io son costretto a fissare a mia volta; vortici sono, che a guardarli mi danno le vertigini, che turbinano senza posa e, traversatili, si giunge al vuoto. Da allora conduco un’esistenza che Voi, temo, potrete appena comprendere, tanto piatta scorre, senza pensieri.  Se dunque ora oso scriverVi è perché ho sentito, nei miei confronti, quella premura che ormai da tanti anni non sentivo più. Vent’anni sono trascorsi da quando il mio maestro, Durando di San Porziano, ha abbandonato la sua condizione di viator per congiungersi all’Ente perfettissimo. Devo confessare che, all’inizio e per tutti questi anni,  mi sono sentito, oso appena dirlo, liberato dall’intransigente severità del Pater Resolutissimus, ma ora, ora credo che il vuoto che la sua assenza ha lasciato in me, abbia scavato quegli abissi che minano la mia mente. Forse tutto questo è il sentimento di una paurosa solitudine quasi mi aggirassi imprigionato in un giardino con sole statue senz’occhi.  Io Vi ho aggravato oltre il lecito con questa diffusa spiegazione di uno stato inesplicabile, che abitualmente resta chiuso dentro di me. Ma è comunque a Voi, eminenza, benefattore del mio spirito che consegno queste confuse note, sicuro che nella Vostra superiore intelligenza delle cose anche di questo mondo, saprete riaccendere in me quella luce che sembra avermi abbandonato.

Composta  nell’ ottavo giorno della  terza decade di marzo dell’ A. D. 1301 Antonio , servus dominicanus, Abate  dei Francisci (esce di scena)

( Arrivano frà Dario che cammina pensoso e frate Angelo che legge il breviario )

Fr Ang - Anche tu fratello Dario hai deviato dal tuo quotidiano sentiero di meditazione e di preghiera ?

Fr Dario – Ero così assorto nei miei pensieri che….ti dirò….fratello Angelo ..non so neppure dove siamo

Fr Ang – Non siamo molto lontani dall’orto del convento…sono qui a saggiare questo terreno per una nuova coltivazione…

Fr Dario – Giusto…giusto..secondo la legge del Signore c’è chi si occupa di anime e chi di cavoli..

Fr Ang – Caro fratello bibliotecario dovresti provare anche tu questo contatto con la terra….nutre  le anime…ma non so se per salvarle o per dannarle…

Fr Dario – Ma che intendi?….

Fr Ang – Vedi fratello Dario io non so se è un frutto della terra…ma stanotte, dopo tanti anni…saranno quasi venti…mi è parso che quell’antico fuoco si fosse risvegliato in me…Forse era un sogno…ma forse anche no… Era come se le belle energie della gioventù non fossero spente…ma solo nascoste.

Fr Dario – Già la gioventù…la tua gioventù…non crederai che non fossero note le tue scorribande alla locanda del Drago rosso laggiù in paese….Non mi dirai che ora alla tua età sei caduto ancora in tentazione…

Fr Ang – Ma no…ma no…non mi capisci…io non ho fatto nulla….è venuto da sé…come dire…come se un soffio di vento avesse tolto della polvere da una vecchia lapide….(Allunga una mano e scopre la lapide)

Fr Dario – Guarda…guarda una lapide..

Fr Ang – Strano non l’avevo mai vista..fammi leggere..

     Durus durandes iacet hic sub marmore duro…cioè?

Fr Dario – Qui giace Duro Durando sotto il duro marmo

Fr Ang - An sit salvandus ego nescio

Fr Dario – Se si salverà non lo so

Fr Ang – Nec quoque curo…

Fr Dario – E non me ne curo..

Fr Ang – Durando??? Chi era?  non ricordo….

Fr Dario – Ma come fai ad essertene dimenticato…è stato il maestro del nostro Abate….Durando

di San Porziano…mente temibile nella sua acutezza e fermezza..

Fr Ang – Come ad un uomo di così alti studi una così scarna e dura scritta?  E’ questo ciò che resta di lui?

Fr Dario – L’illusione non ti lascia dunque mai…..i sensi e l’intelletto ingannano nello stesso modo…

E la fama che è data dagli studi perisce velocemente come la soddisfazione e il piacere

Fr Ang – Eppure stanotte durava….(tocca la lapide che cade..)  orrore…la tomba si apre..

Fr Dario – Svelto rinserrala…(La lapide viene messa dall’altro lato)

(Svelti svelti i monaci se ne vanno )                                               

(Arrivano tre suore)

Lucia – Sorelle ma perché così lontano stamani…che fantasia vi ha preso…non potevamo fermarci alla fonte come al solito? 

Natalia – Qui è tutto meraviglioso…l’alba è così dolce malgrado il freddo intenso….il cielo così limpido annuncia la primavera..

Maria – Si…certo..certo..però non tratteniamoci troppo....ho il pane in forno…è bello mangiarlo caldo…

Natalia – Uhhmmmm…ne sento già il profumo nell’aria…sorella Maria tu fai un pane squisito….e tu sorella Lucia cosa stai guardando?…

Lucia – Qui c’è una lapide…dove mi avete portato?…sapevo che non era bene allontanarsi dal chiostro..

Maria – Cosa c’è scritto?..leggiamo

                         Aelia Laelia Crispis, nec mulier

                           Nec androgyna, nec puella

                           Nec iuvenis, nec anus, nec casta

                                        Sed omnia

 Aelia Laelia Crispis, né donna

        Né androgina, né fanciulla,

        né giovane ne meretrice, né pudica

               ma tutto questo

                              Sublata neque fame, nec ferro

                             Nec veneno, sed omnibus

                             Nec coelo, nec aqui, nec terris

                                         Sed ubique iacet

      Portata via non dalla fame, né dalla spada,

      né dal veleno, ma da tutto questo

          né in cielo, né in acqua, né in terra

                 ma giace ovunque

Lucia – bah!!!!parole…parole al vento, se non frutto del demonio..vaniloqui di filosofastri pagani…

Maria – Che senso hanno se non un invito a perdersi in passioni di cui non conosciamo il fondo….direi di tornare al pane…si starà bruciando. ..

Natalia – Aspettate un momento ..non abbiate fretta …parole al vento…inviti a perdersi…frasi folli…ma davvero non capite?…non sentite…

Sono parole che mi riportano lontano nel tempo…la gioventù …i balli….le risate insieme…i sogni...lo sguardo dei bei cavalieri…i neri cavalli…e ora siamo qui e godiamo della pace e del silenzio del nostro convento.

Non è vero dunque anche per noi, come per Laelia, che siamo stati una cosa e siamo un’altra?

Lucia – Se non il cuore almeno l’abito che porti dovrebbe farti tacere quando è opportuno.

Maria – Sorella Natalia tu indugi nei tuoi ricordi..ma anch’io ricordo bene la tua aria sognante quando andavi a prendere nell’orto  del convento i cavoli…. E poi le male lingue dicono di averti visto alla taverna del Drago Rosso…anche se non oso pensar tanto..

Lucia – Ora capisco….ora capisco….

Natalia – Sorelle dopo tanti anni, saranno ormai quasi venti, cosa era vero e cosa falso..cosa sogno e cosa realtà non lo capisco…

Maria – Vero è che sento odore di bruciato….

Lucia – Ritorniamo al convento…Vieni anche tu Natalia?   (escono)

Natalia – Andate …arrivo subito (si ferma davanti alla lapide)  Tornerò Laelia…verrò ogni tanto a portarti un fiore.

     La passione mi divorò giustamente

     La passione mi divise fortemente

     La passione mi ricondusse saggiamente

     Io saggiamente mi ricondussi

  (Natalia esce)

(Rientra l’Abate con una lettera in mano)

Abate - Non sembra che sua Eminenza abbia ritenuto conveniente rispondere alle mie intime domande...solo le usuali faccende del pozzo e della fontana...ma vediamo quest'ultimo foglio..

(La voce dell’Arcivescovo fuori campo)

Infine per quanto riguarda quella nostalgia,….. devo dire singolare, curiosa, sorprendente dopo tanti anni,…..che supponi poter essere all’origine del disordine della tua mente, non ho purtroppo l’acutezza e la certezza di giudizio del mai abbastanza rimpianto tuo maestro Durando….che all’occorrenza sarebbe necessaria……(voce flebile e insinuante) ma alla morte del pater resolutissimus  non credo di mal ricordare che la comunità del convento e tu per lei abbiate ereditato quell’ingente patrimonio di cui da tempo non si sa più notizia….

Abate – (scatta imbelvito facendo fuoco e fiamme)  Ma come questo mi si fa notare…proprio a me che con sacrificio ho voluto tener nascosto questo lascito perché pensavo che le male lingue avrebbero sparlato di lui, del mio maestro, che la sua fama sarebbe stata macchiata dall’orrenda calunnia, ma io me ne fotto di quella pecunia, eccola qua (tira fuori soldi e li butta al pubblico)….si spalanchi pure l’inferno…il fuoco sì il fuoco…..ecco

(si alza un personaggio dal pubblico e lo redarguisce…..L’abate lo interrompe…)  

Chi sei tu? E da dove vengono tutte queste ombre? Dal passato? No…..in nessun Bestiarium  se ne fa cenno….sono le ombre dei non nati?…ohimè il futuro….(interruzione dell’altro)…..ma che articolo…che articolo…in articulo mortis….partoriscono a cavallo di una tomba, il giorno splende un istante, ed è subito notte…( si volta al fuoco..brucia i soldi e lancia un grido perché si brucia la mano)

(Entrano in scena i due monaci. L’Abate è accartocciato da una parte)

  M 1 – Anche tu convocato qua dall’Abate?….ma dov’è?

  M 2 – Non lo vedo….ma non è lui?

  M1 – In questi ultimi mesi …da quando abbiamo scoperto la lapide…

  M 2 – Sono passati nove mesi e lui è sempre più cupo…irraggiungibile nel suo silenzio…

(Arrivano le monache)

  1 – Sorella Maria forse siamo giunte troppo presto!

  2 – Si…si  mettiamoci qui da una parte….  

(si sente una musica)

  M  1 – Senti anche tu lo schioccare di una frusta?

  M 2 – Ma chi vuoi che giunga nel cuore di una notte così gelida…

  1 – Sento dei campanelli…dei campanelli lontani

  2 – Pare il suono di una slitta…Ricordi?….

  1 – La memoria mi…..certo sono passati parecchi anni…ma ecco…

  (musica più forte)

  Voce recitante R – Finita la festa le maschere uscirono e corsero alle slitte…Il costume di Natalia era il più bello di tutti. I baffi e le sopracciglia finte le stavano a meraviglia.

  1° - Va avanti Zaccaria…

  2° - Si..si..va avanti..

  3° - Per dove andiamo?

  4° - Come è stretta la strada…

  R – La pianura nevosa, splendente come diamante, con una sfumatura azzurrognola, immobile, tutta immersa nel chiarore lunare, si aprì da ogni lato

1° - Una traccia di lepre

2° - Come si vede chiaro!!!

3° - Qua un’altra traccia…

4° - Avanti andiamo!…

5° - Quante tracce!!!!

  R – Intorno si stendeva la stessa magica pianura imbevuta del chiarore della luna, come disseminata di stelle

  1° - Andiamo verso il prato di Bergstein!

2° - Ma no…questo è qualcosa di nuovo che io non ho mai visto..

3° - Questo non è il prato di Bergstein…ma Dio sa cos’è

4° - E’ qualcosa di nuovo e di incantato. Orsù sia come sia!!!

  R – Ecco una certa foresta incantata con ombre nere vagamente cangianti e luccichii di diamanti con una certa fuga di gradini marmorei, e certi tetti argentei di edifici fatati e le grida acute di chissà quali fiere.

La neve minuta e asciutta, sprizzando da sotto le zampe dei cavalli, coprì le facce dei viaggiatori.

  M 1 – Questa mi sembra…è Elena? E questa è la contessa Brentano? Ma forse anche no, e questo circasso con i baffi? Io non lo conosco……non so chi sia…….ma gli voglio bene…

  (Sempre la musica della slitta…entra l’Arcivescovo)

  M 1 – Benvenuta Vostra Eccellenza

  Sr Lucia – Venite a scaldarvi per liberarvi di questo gelo..eccovi la mantella

  Sor Maria – Mi sembra che siate sofferente e provato…

  Arciv – Tormenta…tormente su tutta la terra fino agli ultimi confini…Ho fatto incontri, la notte stranamente popolata, nel bosco vicino al cimitero, stava, agrimensore ufficiale, la Morte scrutando il mio volto inanimato, per scavarmi una fossa a misura

  Natalia – Monsignore siete tutto infreddolito…la vostra mano…la vostra mano mi sembra sempre più nera…

  M 1 – Preparategli qualcosa di caldo…un canarino…un boccale di cervogia

  Arciv – Ah la mano…..massaggiatemi la mano….il gelo me l’ha tutta rattrappita

  Stasera forze ostili sembravano tenermi lontano da questi conventi ….ma alla fine eccomi qua…perché mi si renda ragione di ciò che succede…

  Abate – Sono forse le mie colpe Monsignore, che hanno reso così difficile il vostro cammino verso di noi?

  Arciv – Fratello accede ben altro in questi luoghi. Non è ciò che tu hai commesso..ma ciò che per trascuratezza tu hai lasciato che altri commettessero.E’ questo che mi addolora soprattutto e dovrebbe addolorare anche te…

  Abate Ma cosa intendete Vostra Signoria? Ora si che la mia mente è confusa e non capisco…

  Arciv – Non sai tu quello che si dice nelle campagne, che presso una povera famiglia si trova un bambino che pare abbia la oscura origine nel convento. E ancora più precisamente le voci cadono su di te fratello Angelo…Che facevi tu nove mesi fa nell’ultima decade di Marzo?

  M 2 -  Ah…allora sei tornato alla locanda?!!!

  M 1 – Ma no! Ero con te. L’unica volta che mi sono allontanato dal chiostro ero con te, non ricordi? Quel giorno che scoprimmo la lapide di Durando?

  Natalia – Ma di che parli quella non era la lapide di Durando era la lapide di Laelia…

  Arciv – Giusto te Natalia…dov’eri quel giorno di marzo?

  Natalia – Ho portato più volte un fiore alla tomba di Laelia…è stato solo un giusto sentimento di pietà

  Arciv – E dunque io, uomo di fede, dovrei credere anche  a questo?

  M1 M2 – Eppure quella lapide era strana…

  Natalia – Eppure a Laelia ho voluto bene…

  Arciv – Può accadere che la fantasia, i desideri,  i sogni, gli ostinati sortilegi della nostra mente diventino realtà? Questo può accadere?

  Abate - Forse D(d)urando….può

(musica una voce di donna fuori campo..)

                       Per un miracolo, quali ingredienti? Il vello

                       Del pastore, un pizzico appena di presente,un briciolo

                          di ieri, e alla manciata del giorno che verrà aggiungi

                            a occhio una fetta di cielo più quell’assaggio di pura vastità.

 

                            E si compie il miracolo. Perché i miracoli,

                            attratti dalla terra, serbano gli indirizzi,

                            anelando talmente a svolgere la prescritta funzione

                            da giungere a destinazione perfino nel deserto.

 

                      E se vai via di casa – accendi, al momento

                             del commiato, le quattro candele di una stella

                             perché illumini un mondo vuoto di realtà,

                             mentre ti segue con lo sguardo per l’eternità.  
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