Don Pietro de Medici a Bivigliano |
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Don Pietro de Medici transita da Bivigliano (12 Luglio 1576) Soffocata e strangolata la bellissima moglie Dianora (Vedi Dianora da Toledo a Bivigliano) Don Pietro dè Medici doveva tornare a Firenze per seppellire di nascosto il cadavere come preordinato ed era passato da Bivigliano per accertarsi dalle spie che nessun messo della giovane fosse partito per la Spagna dove lui ancora 22enne dovrà necessariamente tornare per affari di stato. A sera tutto è accertato e tutto è compiuto fino alla assoluzione divina assicurata prima del delitto con il voto di non risposarsi. Comprati gli uomini e Dio era stato possibile estirpare la "passione" di Dianora per l'Antinori. Niente rimaneva da fare come il nulla della notte che inghiottiva quella campagna. Ora era finalmente solo e non rimaneva che gettarsi in quel vuoto alla ricerca di un fondo che gli dicesse che comunque lui era ancora vivo. Nonostante il buio, nonostante il pericolo di non essere riconosciuto, ma senza il "dovere" di passare in primo luogo dal Palazzo, rientrava a Firenze per occultare il cadavere e correre direttamente fra le braccia di consumate cortigiane. Ormai era errante, senza un sicuro sentiero e necessitato a farsi carico della propria solitudine e del proprio cammino, senza null'altro attendere che non fosse quel che la sua strada potesse offrirgli: la sola sua esperienza intrapresa. Ormai gettatosi in quel percorso non gli restava che istituzionalmente farsi da parte, come per cancellare i propri passaggi divenendo spettatore delle cose per sfuggire al disagio di render conto. Don Pietro capì cosa significava cercare il fondo: il cammino in cui si era inoltrato erano i labirinti sotteranei della interiorità dei quali rispondiamo soltanto a noi stessi.... Dalle Cronache del possibile de il "Rozzo" a Bivigliano. |
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