Maria Salviati a Bivigliano |
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Maria Salviati transita da Bivigliano (1526) Alla morte di Giovanni dalle Bande Nere (Vedi Giovanni dalle Bande Nere a Bivigliano), Maria col figlio Cosimo (Vedi Cosimo de Medici a Bivigliano) (7 anni), indecisa se rimanere ancora appartata, si reca dal castello del Trebbio a Firenze, ove fra amici e nemici cresce inarrestabile, ora che si è compiuto il destino della gloriosa morte, la fama del sacrificio di suo marito. Piove a dirotto, i carri nel fango hanno stentato ad affrontare la ripida via della Fonte che attraversa Bivigliano, ultima fatica prima della fonte stessa. Ormai la buona acqua sorgiva non avrebbe più ritemprato Giovanni con il sapore di "casa" ogni volta che tornava a trovarla. Ma alla fine di quella impervia salita sentiva che come per giungere a Firenze anche per la sua vita, a 28 anni, il massimo della fatica era ormai compiuto. Dalla Fonte verso Firenze la strada si farà più agevole e anche con la scomparsa del marito erano finite tutte le interminabili attese durante le "venture" di Giovanni e tutto l'impegno profuso come moglie fedele per placare le tempeste che agitavano quell'animo. A ogni ritorno dover affrontare il dovere di moglie del condottiero, la necessità di ritemprarlo per poi vederlo di nuovo partire ed ora tutto ciò,così come questa difficile ascesa nel fango e sotto la pioggia a Bivigliano, era finito. Dalla Fonte agile è la discesa a Firenze, e altrettanto agile sarà d'ora in avanti il graduale consolidamento del rispetto di tutta Firenze e delle genti d'Italia per la memoria di suo marito. Alzandosi dalla Fonte per far posto a Cosimo in un attimo il tempo si fermò e fu come se ricordando momenti rivedesse nella sua interezza la sua vita come dall'alto. In uno sguardo "abbracciante" vide in suo figlio che si chinava per bere la certezza del suo futuro, in un moto d'orgoglio fondato sulla costruzione di una vita dedicata al marito. Dedicata fino ad accettare come madre l'ordine di lanciare il figlio bambino dalla terrazza del castello del Trebbio al padre sottostante che voleva così temprarlo al pericolo.Quella sottomissione allora disperata ora si concretizzava in questo orgoglio cercato con la finalizzazione di tutti i propri passi sin qui compiuti. Era riuscita in ciò che sembrava impossibile ai più : stare comunque accanto a Giovanni. Prese coscienza di sè, da dove veniva, del cammino intrapreso e del destino che l'aspettava. Ritrovò un senso a quanto sin qui accaduto e a quanto d'istinto stava facendo. Abbracciando tutta la strada sin qui percorsa, avvertì che i ricordi la pervadevano ormai di un dolce miscuglio di malinconia ed orgoglio ed il dolore era come stato sanato da quella fonte.... Dalle Cronache del possibile de il "Rozzo" a Bivigliano |
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